Libri nel Giro – Dal 1 al 28 maggio nelle biblioteche e centri culturali dei comuni sedi di tappa del Giro D’Italia arrivano le Storie di corridori e animali. Il servizio di Elena Fiorani.
La decima edizione del progetto di promozione della lettura e cultura delle due ruote unisce ciclismo e letteratura. La Biblioteca Lucos Cozza celebra il Giro d’Italia e lo vive con laboratori e incontri nelle biblioteche e nei centri culturali delle città toccate dalla corsa rosa, perchè il Giro racconta la storia dell’Italia e degli italiani. La prima volta, nel 1909, come una scommessa. La prima (e unica) volta di una donna in corsa, Alfonsina Strada nel 1924, come una richiesta di nuovi e maggiori diritti di genere. La rinascita dopo la guerra, nel 1946, per ritrovare e ritrovarsi. E mentre i cronisti accompagnavano fuggitivi e inseguitori, gli inviati ne approfittavano per riscoprire il Paese delle strade secondarie, dei borghi medievali, delle tradizioni antiche, dei mestieri artigianali.
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“Lavoro in corsa”, a Roma la gara Fitel per diritti e sicurezza sul lavoro
“Lavoro in corsa” – In occasione del concertone del 1° maggio a Roma, la Fitel Lazio organizza una gara podistica che partirà alle 9 da Viale delle Terme di Caracalla. La manifestazione, giunta alla XI edizione, vuole sensibilizzare i cittadini sui temi della solidarietà, dei diritti e della coesione sociale, mettendo al centro il tema del lavoro dignitoso e sicuro.
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Mondiali USA e sportwashing: accuse di uso politico dell’evento
Sportwashing – Secondo varie organizzazioni a sostegno dei diritti umani, i Mondiali di quest’estate rappresenteranno per gli Stati Uniti un chiaro esempio di “sportwashing”. L’amministrazione Trump starebbe usando la manifestazione come strumento politico per “insabbiare gli abusi” governativi.
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Calcio, Portanova condannato per stupro ma continua a giocare
Fare finta di niente – A Manolo Portanova, calciatore della Reggiana, è stata confermata la condanna in primo grado per stupro, ma lui continua a giocare come se nulla fosse. Per la presidente di D.i.Re contro la violenza Cristina Carelli, i calciatori, dovrebbero riflettere sul modello maschile che rappresentano, soprattutto per i giovani.
Murales e sport: nasce museo a cielo aperto nel Varesotto
Scrivilo sui muri – Nell’oratorio di Castelveccana, in provincia di Varese, è stato inaugurato ieri il Museo a cielo aperto, una serie di murales realizzati dai ragazzi e dedicati a testimoni dello sport, atleti italiani e stranieri, con e senza disabilità.
Cremonese, telecronaca inclusiva per tifosi con disabilità
Inclusione in diretta – Dal 2022 i tifosi della Cremonese con deficit visivi o disturbi dell’attenzione possono seguire le partite in diretta con un commento dedicato. Il servizio di Elena Fiorani.
Grazie al progetto dell’Associazione Marcotti Osvaldo allo stadio Zini, tra le oltre 12mila persone che assistono alle partite casalinghe della Cremonese, c’è anche un gruppo di ragazzi con deficit visivi o disturbi dell’attenzione che, indossando delle cuffie wireless che li isolano dai rumori forti e improvvisi, seguono la partita accompagnati da volontari dell’associazione. La telecronaca inclusiva in diretta, studiata appositamente per loro, deve tenere conto di diversi fattori, spiega uno dei volontari: bisogna far appassionare persone che non hanno mai visto questo sport, usare tanti aggettivi e ricreare interamente a parole l’azione che si svolge sul campo. E poi non dare per scontato nessun dettaglio, come per esempio i colori dei completi delle due squadre.
Ravenna Fc lancia progetto educativo nelle scuole
Tutti in gioco – Il Ravenna Fc scende in campo con un progetto rivolto alle scuole del Comune, per promuovere inclusione, partecipazione e valori tramite lo sport. L’iniziativa coinvolgerà gli studenti in momenti di confronto su rispetto, spirito di squadra e integrazione, utilizzando il calcio come strumento di crescita personale e collettiva. Ambassador del progetto è l’attaccante Stefano Okaka.
Il Ravenna Fc rafforza il proprio legame con il territorio e con le giovani generazioni attraverso ‘Tutti in gioco’, un progetto rivolto alle scuole del Comune e del forese, con l’obiettivo di promuovere inclusione, partecipazione e valori educativi tramite lo sport. L’iniziativa, presentata ieri a Palazzo Merlato, punta a coinvolgere direttamente gli studenti in momenti di confronto sui temi del rispetto, dello spirito di squadra e dell’integrazione, utilizzando il calcio come strumento di crescita personale e collettiva.
A sostenere e promuovere l’idea è Stefano Okaka, ambassador del progetto, che ha trovato nel Ravenna il partner ideale per tradurre in realtà un percorso pensato per i più giovani. La sua esperienza personale, segnata dal trasferimento dalla Nigeria all’Italia e da una carriera costruita con determinazione fino ad arrivare alla Nazionale azzurra, rappresenta un esempio concreto di integrazione e riscatto, capace di parlare direttamente agli studenti.
Le prime attività hanno già preso il via e proseguiranno nei prossimi giorni (lunedì e martedì prossimi), con incontri in alcune scuole secondarie di primo grado del territorio. Si tratta di occasioni concrete di dialogo, in cui lo sport diventa veicolo di valori e strumento educativo, andando oltre la dimensione agonistica.
Parole condivise dallo stesso Okaka: “Questo progetto nasce dalla mia storia personale e dal desiderio di condividerla con i ragazzi. Ho trovato nel Ravenna il partner ideale per iniziare questo percorso, perché ho percepito una reale volontà di lavorare sul territorio e sui giovani. Per me è importante entrare nelle scuole, parlare di inclusione e trasmettere valori attraverso lo sport. ‘Tutti in Gioco’ non vuole essere un episodio, ma un cammino che possa crescere nel tempo e raggiungere sempre più ragazzi”.
Premio Bearzot a Fabregas: assegno devoluto all’ ospedale Sant’Anna di Como
Pipa d’onore – Il tecnico del Como, Cesc Fabregas, ha ricevuto il Premio Enzo Bearzot, promosso dall’US ACLI, dedicato agli allenatori di calcio e assegnato dai rappresentanti delle maggiori testate sportive. Insieme al riconoscimento Fabregas ha ricevuto un assegno da 5mila euro che sarà devoluto al reparto di pediatria dell’ospedale Sant’Anna di Como.
“E’ veramente un onore, mi sono sentito amato dal primo giorno in Italia. Questo è un premio che non conoscevo, mi sono informato e ho provato a studiare chi fosse Enzo Bearzot e per questo oggi diventa speciale. E’ un premio alla città di Como, perché da soli non si va da nessuna parte”, ha detto Fabregas ricevendo il riconoscimento, oltre un assegno da 5mila euro che sarà devoluto in beneficienza al reparto di pediatria dell’ospedale Sant’Anna di Como.
Poco prima era stato consegnato anche un premio speciale alla carriera a Fabio Capello. “Con Bearzot siamo legati da grandi soddisfazioni, anche passando per momenti non semplici – dice Capello -. Il rapporto che lui aveva uomo-giocatore mi ha aiutato e insegnato tanto, è un qualcosa che mi sono portato dietro poi quando ho fatto l’allenatore”.
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Fispes e CSI insieme per uno sport inclusivo e sicuro
Valori al centro – La Fispes ha firmato un protocollo d’intesa con il Centro Sportivo Italiano per garantire una pratica sportiva sicura, qualificata e di alto valore sociale. L’accordo poggia su una visione comune che pone lo sport al centro della crescita del Paese, veicolo formativo e valore fondamentale sia per l’individuo che per la collettività.
L’impegno condiviso si estende oltre il campo di gara, abbracciando le finalità della formazione, della ricerca e della promozione di tutti quei valori morali e culturali che lo sport e la pratica motoria portano con sé. In quest’ottica, FISPES e CSI sottolineano l’urgenza di una nuova visione strategica e sinergica per il sistema sportivo nazionale, puntando a una diffusione sempre più capillare dello sport, specialmente tra i giovani. L’obiettivo comune è quello di intercettare e attrarre nel perimetro d’eccellenza del Comitato Italiano Paralimpico, tutti quei soggetti che oggi operano fuori dalle strutture ufficiali, garantendo così una pratica sportiva sicura, qualificata e di alto valore sociale.
Escursionismo per tutti, nasce la guida del Cai
Escursionismo per tutti – Con il nuovo progetto Cai la montagna diventa uno spazio accessibile. A questo scopo è nato il primo manuale del Club alpino italiano dedicato a costruire una cultura diffusa dell’inclusione in ambiente montano, su due direttrici principali: la montagna-terapia e l’escursionismo adattato.
La montagna come spazio condiviso, aperto, accessibile. Non più solo come luogo di conquista o di performance, ma ambiente di relazione, esperienza e partecipazione. È da questa visione che nasce Escursionismo e accessibilità (pagine 272, euro 25,00), il primo manuale del Club alpino italiano dedicato a costruire una cultura diffusa dell’inclusione in ambiente montano. Scritto da Pietro Scidurlo – viaggiatore, progettista di itinerari, autore di Terre di mezzo Editore e co-fondatore di Free Wheels, opera per rendere i cammini un’esperienza per tutti – insieme alla Struttura operativa di accompagnamento solidale (Sodas) del Cai e realizzato in collaborazione con Terre di mezzo Editore, il volume rappresenta un punto di svolta nel campo dell’accessibilità in montagna: non si tratta infatti di un semplice vademecum tecnico, ma di uno strumento che unisce buone pratiche, criteri progettuali e riflessione culturale. Al centro del manuale l’idea che la montagna possa essere vissuta da tutti, con modalità diverse e pari dignità. Il manuale arriva infatti al termine di un percorso lungo, come sottolinea Fabio Pellegrino, presidente di Sodas: «L’avvicinamento del Cai al mondo della disabilità – spiega Pellegrino – parte da lontano e si è consolidato durante la presidenza di Antonio Montani. Già dal 2017 ha iniziato a emergere con più forza l’esigenza di creare progetti di accompagnamento in ambiente montano rivolti a persone che, per la loro condizione o fragilità, desideravano conoscere e vivere la montagna».
Un cammino, questo, che ha portato prima alla nascita di gruppi di lavoro interni e poi, nel 2024, alla costituzione della stessa Sodas. E oggi l’impegno del Cai si articola su due direttrici principali: da una parte la montagna-terapia, dall’altra l’escursionismo accessibile e adattato. «Parliamo di un ambito molto ampio – continua Pellegrino –, che comprende la possibilità di fruire dei percorsi in autonomia, oppure attraverso ausili come la joëlette, ma soprattutto mette al centro il significato dell’accompagnare. Per noi non si tratta semplicemente di “trasportare” una persona: si tratta di costruire una relazione, condividere un’attività, creare un’esperienza autentica».
È proprio questa idea di relazione tra pari a rappresentare uno degli elementi più innovativi del manuale. L’accompagnamento solidale viene descritto infatti come un processo progettuale: ogni uscita nasce da un’attenta costruzione dell’esperienza, pensata insieme alla persona, con l’obiettivo di renderla realmente coinvolgente. «Il punto centrale – sottolinea Pellegrino – è che si tratta di un’esperienza tra pari: non c’è una diversità che separa, ma una relazione che unisce».
Alla base del libro c’è anche una riflessione più ampia sul cambiamento della domanda sociale in questo ambito. Negli ultimi anni è cresciuto il desiderio da parte di persone con disabilità di vivere esperienze nella natura che non siano solo di accompagnamento ma di reale possibilità di accesso a percorsi e cammini. Un cambiamento – questo – che ha reso il tema dell’accessibilità sempre più trasversale all’interno del Cai. Escursionismo e accessibilità nasce quindi da una domanda precisa, come racconta Pietro Scidurlo: «Per anni abbiamo associato l’accessibilità in montagna soprattutto all’accompagnamento, alla montagna terapia e alla joelette. Sono attività straordinarie, che permettono a persone senza autonomia motoria di raggiungere luoghi che altrimenti non potrebbero raggiungere. Ma esiste anche una fascia di persone che quell’autonomia ce l’ha: perché non pensare anche a loro, creando nuovi percorsi?». Da qui prende forma una visione più ampia: non solo facilitare l’accesso, ma ripensare i percorsi. «Il Sentiero Italia Cai, con i suoi 7.000 chilometri, potrà mai essere percorribile da tutti? È un sogno, certo. Non significa renderlo interamente accessibile, ma iniziare a immaginare che un domani si possano vivere esperienze di 200, 300, 400 chilometri. È questa la direzione in cui dobbiamo andare». Il manuale affronta questo tema in modo concreto e sistemico. Accanto all’accompagnamento solidale, vengono infatti analizzate le caratteristiche di fruibilità dei percorsi per persone con mobilità ridotta, ma anche per chi ha disabilità sensoriali, visive o uditive. Non mancano criteri tecnici, indicazioni operative e strumenti per la valutazione dell’accessibilità. Tra gli obiettivi più ambiziosi c’è quello di arrivare a un linguaggio condiviso, anche a livello internazionale. «Abbiamo provato a costruire un indice di accessibilità trasversale, unificando criteri diversi. L’idea è arrivare a qualcosa che un domani possa essere condiviso a livello internazionale, dal Canada al Giappone. Potrebbe essere l’inizio di qualcosa di nuovo». Accanto agli aspetti tecnici, poi, il manuale dedica grande attenzione anche al linguaggio. Il glossario delle “parole preziose” rappresenta un vero e proprio strumento culturale, altro motore di cambiamento in questo senso: «Il modo in cui ci rivolgiamo alle persone – sottolinea Scidurlo – dice molto del livello di rispetto e della distanza che mettiamo con esse. Nel manuale abbiamo perciò integrato e adattato documenti già esistenti sul linguaggio al contesto dell’outdoor, per aiutare tutti a comunicare in modo più consapevole anche in questo ambito».
Il cambio di prospettiva è netto, quindi: non è più la persona a doversi adattare all’ambiente, ma è l’interazione tra persona e ambiente a diventare centrale. Questo implica una maggiore responsabilità per chi progetta, gestisce e racconta i territori. La mappatura dei percorsi diventa perciò il primo passo per costruire l’accessibilità, ma è solo l’inizio di una “catena” più ampia, che comprende informazioni, servizi, accoglienza e narrazione dell’esperienza. In questo senso, il manuale si inserisce in una visione ancora più allargata di turismo accessibile, che non può limitarsi a singole iniziative ma deve garantire continuità: dalla pianificazione del viaggio fino al racconto al ritorno. Anche la “forma” del volume riflette questa attenzione: è pensato infatti per essere fruibile da un pubblico il più ampio possibile, con accorgimenti specifici per l’accessibilità, dai caratteri ad alta leggibilità alle versioni adattate per persone cieche o ipovedenti. E soprattutto è concepito come uno strumento in evoluzione: «Non c’è mai un limite al grado di accessibilità – conclude Scidurlo –. Si tratta di un percorso che va aggiornato continuamente». In apertura del libro, la prefazione dell’alpinista Eleonora Delnevo richiama al valore profondo della montagna: uno spazio di respiro, leggerezza e possibilità. Un luogo che, per essere davvero tale, deve essere aperto a tutti. Con Escursionismo e accessibilità, il Cai compie perciò un passo importante in questa direzione. Non solo con un manuale, ma con una sorta di manifesto per una montagna che non esclude, ma anzi accoglie.




